03 Dic 2009 - 20:37:19
Laberthonnière su Cartesio attraverso Del Noce
Augusto del Noce, Il problema dell’ateismo, Il Mulino,
Bologna 1990.
In questa pagina, con l’usuale chiarezza, il filosofo italiano Del Noce
(1910-1989) sintetizza l’interpretazione di Cartesio del filosofo francese
Lucien Laberthonnière (1860-1932).
Aristotele con la sua fisica era giunto a rappresentarsi il mondo come un insieme di forme costituenti un’armonia eterna che egli si fermava a contemplare per goderne da spettatore; Cartesio lo ha concepito come una macchina che svolge i suoi effetti nel tempo e che egli intende conoscere non per contemplarla, ma per imparare a farla
funzionare e a utilizzarla.
La prima è una fisica da artista, che fa astrazione dai bisogni a cui siamo soggetti per vivere sulla terra e riconduce il mondo a una cosa bella da vedere per non comportarsi che come intelletto puro e dedicarsi al piacere divino dell’intellezione e della contemplazione.
La seconda è una fisica da ingegnere, che invece di considerare il mondo come una cosa bella e di assorbirsi esteticamente nella sua bellezza, la considera come una cosa buona da possedere e si impegna a possederla al fine di provvedere ai bisogni della vita terrena.
Da una parte una scienza della contemplazione del mondo, dall’altra una scienza del suo sfruttamento. Di qui si intendono le due teorie della conoscenza. Per Aristotele si tratta di identificarsi col mondo nella conoscenza, al contrario per Cartesio si tratta di distinguersene per affermarsi a parte e al di sopra di esso (il processo di pensiero che porta al cogito): e ciò, per conoscere il mondo dall’alto e servirsene per i propri fini.
Ora, quale delle due attitudini è più conforme allo spirito del cristianesimo? Diremo senz’altro che quella di Aristotele è religiosa e quella di Cartesio diretta a fini mondani?
Dobbiamo vedere il rovescio della medaglia: il fare della fisica una scienza della contemplazione del mondo coincide in Aristotele col fare della politica una scienza dello sfruttamento dell’uomo; perché la liberazione del saggio dalle cure materiali coincide con l’imporre ad altri il compito inferiore di soddisfarle. Perciò, attribuendo a sé la funzione di contemplare le cose nella bellezza della loro intelligibilità, il saggio è condotto dal fatto stesso a servirsi degli uomini; quindi l’interesse non meramente speculativo di Aristotele per le diverse organizzazioni sociali, in vista di trovarvi le indicazioni per far funzionare un organismo sociale che renda possibile l’esistenza senza cure materiali del saggio.
Viceversa, Cartesio ha il senso che la scienza da lui preconizzata suppone che l’uomo in quanto uomo è al di sopra delle cose, che è in un ordine diverso da quello delle cose, e che non si deve considerarlo nella stessa maniera. La fisica di Cartesio insegna a servirsi del mondo come di un mezzo, perché l’uomo è spirito e il mondo è materia e queste due parole non designano più due elementi o due aspetti della realtà, ma due realtà assolutamente distinte, due sostanze esistenti ciascuna in sé, l’una superiore per natura e l’altra inferiore, l’una capace di conoscere e di possedere conoscendosi e possedendo se stessa, l’altra fatta soltanto per essere conosciuta e per essere posseduta, votata alla soggezione.
Si è da ciò portati a dire che la fisica cartesiana e la tecnica che le è congiunta è di origine cristiana per la concezione di fondo che ne ha permesso il sorgere; dipende da una verità cristiana, l’affermazione della trascendenza dell’uomo sul mondo. Nell’affermare che in ogni uomo c’è la stessa natura e dignità di essere pensante, essa implica che non è diritto di nessun uomo servirsi degli altri uomini, ciò che ci porta agli antipodi di Aristotele.
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