PLATONE
IL MITO DELLA CAVERNA E I GENERI DELLA CONOSCENZA
di R. Gianino, con qualche piccola aggiunta e marginale adattamento di A. Salerno
Pubblico una lucida sintesi dei gradi e degli oggetti della
conoscenza in Platone. Il suo pregio, oltre che nella chiarezza,
consiste nel mostrare come le idee platoniche non siano una realtà
"astratta" separata dalle cose, come per lo più ancora si blatera (pure
nei manuali scolastici): ogni cosa, fosse anche un'anfora, può
essere vista secondo diversi gradi di conoscenza, il più elevato dei
quali è quello filosofico.
I. Contenuto e significato del mito
Nel mito un prigioniero viene liberato e condotto fuori dalla caverna dentro cui era sempre, fino ad allora, rimasto. Nel racconto di questa liberazione, ci si sofferma a descrivere gli oggetti che vengono conosciuti e riconosciuti dal prigioniero, prima dentro la caverna e poi fuori.
Soprattutto sono però gli oggetti conosciuti dal prigioniero a venire distinti ed enumerati dal narratore del mito.
All’interno della caverna il prigioniero era costretto a vedere ciò che i suoi carcerieri mostrano a lui e ai suoi compagni di prigionia: le ombre proiettate dalla luce di un fuoco sulla parete della caverna.
Condotto fuori dalla caverna, gli occhi del prigioniero devono abituarsi all’intensità della luce solare e, prima di fissare direttamente le cose che lo circondano, cercano riposo volgendosi verso le ombre sul terreno e i riflessi nell’acqua e nelle superfici lucide.
Riassumiamo quindi gli oggetti che vengono visti e riconosciuti dal prigioniero:
1. Dentro la caverna: le ombre proiettate sulla parete della caverna dalla luce di un fuoco.
2. Dentro la caverna: le statue a cui appartengono le ombre.
3. Dentro la caverna: il fuoco.
4. Fuori della caverna: ombre e riflessi delle cose reali proiettate dalla luce solare
5. Fuori della caverna: le
cose reali che stanno o si muovono in terra
6. Fuori della caverna: gli astri, la Luna e il Sole
Se prendiamo come esempio un “albero”, possiamo indicare rispetto ad esso in cosa consistono le quattro tipologie di oggetto:
2. L’albero-copia: la statuina tridimensionale che riproduce un albero e ne può proiettare il contorno sullo schermo
4. L’albero-vivente: L’albero vero e proprio, creatura animata con una sua storia, piantata sul suolo, esposta agli agenti atmosferici e ai loro effetti salutari o dannosi, esposta, soprattutto, al sole, da cui
trae l’energia che trasforma in vita vegetale.
Facciamo ora delle considerazioni sulla questa serie di oggetti corrispondente alle tappe di liberazione del prigioniero.
1. Conosciamo solo il contorno scuro che disegna la figura di un albero su di uno sfondo
2. Conosciamo una copia artigianale, inerte ed inanimata, di dimensioni ridotte, di un albero
4. Conosciamo l’albero autentico ed originale, vivente ed animato che si nutre delle sostanze del suolo e trasforma l’energia del sole
Se ora consideriamo i rapporti di dipendenza tra queste tipologie di oggetti, cioè se cerchiamo di individuare quale tipo di oggetto viene prima di un altro, non nell’ordine in cui lo scopre il prigioniero, ma nell’ordine in cui stanno le cose, l’ordine reale e vero, dobbiamo notare che:
L’oggetto 1 non ci sarebbe senza l’oggetto 2, e gli oggetti 2 e 3 non ci sarebbero senza l’oggetto 4. Ma occorre anche dire che l’oggetto 4 non ci sarebbe senza tutto il sistema terra e il sistema solare e che, in particolare senza il Sole, non avrebbe vita né energia.
Si può notare come il cammino di liberazione del prigioniero (dall’interno della caverna all’esterno della caverna) si scandisca nelle quattro tappe di un progressivo e graduale avvicinamento all’incontro con la realtà, l’essere. Il racconto della liberazione del prigioniero non è così semplicemente il racconto di una “scarcerazione” ma rimanda alla esistenza di una ben precisa mappa che indica le tappe successive di una “ascesa cognitiva” (il passaggio da un livello inferiore di conoscenza ad uno superiore, che spiega il precedente). Infatti il prigioniero non solo ritrova la propria libertà, ma passa dal mondo delle apparenze, che non si spiega da solo, al mondo dell’essere, che ha in sé la propria ragione e la ragione del mondo delle apparenze.
Abbiamo visto che il mito della caverna, al di là del racconto che parla di un prigioniero, rinvia ad una mappa dei tipi di conoscenza. Per trasformare questo racconto in una mappa della conoscenza occorre un codice attraverso cui interpretare il racconto. Infatti le quattro tipologie di oggetti, che sono anche le quattro tappe del cammino di liberazione, servono a far capire a chi legge la differenza tra apparenza e realtà. Ma chi conosce la dottrina delle idee di Platone sa che per il filosofo il vertice e il culmine della conoscenza non sta nel percepire con i sensi la presenza concreta di una essere vivente o di una cosa concreta. E’ questa tuttavia la meta finale del prigioniero, vedere con i suoi occhi le realtà sensibili terrestri e celesti. Quindi bisogna leggere il mito come una storia simbolica in cui le cose dette significano anche qualcosa d’altro. Dobbiamo allora sostituire alle quattro tipologie di oggetti del mito della caverna i quattro generi di conoscenza di cui Platone aveva parlato nella stessa opera in cui racconta il mito (La Repubblica).
Per spiegare i generi di conoscenza da lui ammessi e per spiegarne i rapporti, Platone ci dice di immaginare una linea divisa in due sezioni diseguali: la sezione più corta rappresenterà il mondo sensibile con tutti i suoi oggetti, la sezione più lunga il mondo intelligibile, con tutti i suoi oggetti

Gli oggetti sensibili sono quelli che possono essere percepiti con i cinque sensi attraverso il corpo.
Gli oggetti intelligibili sono quelli che non possono essere percepiti con i cinque sensi attraverso il corpo ma che tuttavia possono essere indicati da una parola e possono essere oggetto di discussione, ragionamento convincente, dimostrazione.
Nella filosofia di Platone il mondo sensibile è considerato un mondo dell’apparenza, mentre è il mondo intelligibile ad essere considerato il mondo dell’essere e della realtà. La linea divisoria verticale tra i due settori ci indica come per Platone ci sia una netta distinzione tra i due mondi, la linea continua orizzontale indica invece come, nonostante la distinzione, tra i due mondi vi sia un rapporto di dipendenza.
Gli oggetti sensibili si dividono in:
- immaginati, ricordati
(immagini mentali, ricordi, immagini dipinte, resoconti di altri uomini ecc.; nel mondo odierno anche immagini fotografiche, cinematografiche, televisive ecc.)
-corpi che cadono direttamente sotto i sensi
(ad es. questa tastiera che vedo e tocco, la luce della lampada).
Gli oggetti intellegibili si distinguono in
(ad es. la
definizione geometrica di triangolo)
-idee e principi
(l’idea di essere, l’idea di giusto, il principio del Bene)
Il disegno di un triangolo può venir cancellato o essere tracciato in modo incerto e confuso, venire trasformato nel disegno di un quadrato, aggiungendovi delle linee opportune. La definizione di triangolo è sempre uguale e identica a se stessa, non cambia, o è vera o è falsa.
Un corpo vivente nasce, cresce, si mantiene, invecchia e muore, diventa un non-corpo, è per la sua natura generata un ente mutabile sottoposto al tempo. Ciò che è giusto, bene, bello fare, se è stato deciso sulla base di un criterio valido e considerati tutte le circostanze e le condizioni, è qualcosa che vale sempre e per tutti, che tutti giudicando, in quella stessa circostanza e in quelle stesse condizioni, avrebbero dovuto accettare, riconoscere ed approvare.
Si può disegnare bene un triangolo solo se si conosce la sua definizione.
Si può mantenere in buona salute il corpo, per quanto è consentito dalla sua natura generata, solo se si sa cosa è giusto, bene, bello fare nelle diverse circostanze secondo un criterio che sia valido.
Dopo aver diviso la linea in due sezioni, Platone divide ciascuna di queste sezioni in due segmenti.
Risultano 4 settori, 2 per il mondo sensibile e 2 per il mondo intelligibile.
Il settore I è denominato eikasìa(da cui “icona”, ad indicare la conoscenza sensibile di figure, disegni, immagini, racconti… ’E’ la forma di conoscenza più labile, ma anche la più dominante. Quando Platone dice che gli uomini vivono incatenati, vedono solo ombre e difficilmente possono liberarsi, si riferisce al sistema culturale dominante in ogni epoca che forgia racconti, miti, immagini religiose, modelli da imitare ecc. sulla base di una tendenza dominante di un’epoca che nel mito della caverna è rappresentata dal fuoco. Si tratta del mondo “umano” per antonomasia, quello della “comunicazione”, della costruzione di opinioni, del linguaggio che forma le coscienze e la “civiltà” di un’epoca. Alcuni uomini si rendono conto dell’inganno, ma preferiscono semplicemente passare al ruolo di ingannatori, dietro un muro che rappresenta le divisioni sociali tra gli uomini del potere (politico e “mediatico”) e il resto degli incatenati (la “massa”). Solo la vera conoscenza animata dall’amore può strappare gli uomini da questa misera condizione che si riproduce di generazione in generazione, come per una originaria caduta di tutto il genere umano.
Il settore II è denominato pìstis (“credenza”, “fiducia” ad indicare la conoscenza sensibile di corpi, il toccare con mano e vedere con gli occhi corpi viventi o artificiali.
E’ chiaro che ci può essere contemporaneamente pìstis ed eikasìa come quando osservo il ritratto di un uomo: i colpi di pennello, i colori cadono nel regno della pìstis, ma la figura ritratta in quello dell’eikasìa. Esiste però anche eikasìa senza pìstis, come nel caso di ricordi, immaginazioni ecc., e pìstis senza eikasìa, come nel caso di questa pera qui, su questo tavolo. Questa forma di conoscenza è già più elevata della precedente, perché, in qualche modo, nonostante la sua instabilità e mutevolezza, mi riporta a me stesso e inizia a distaccarmi dal grande inganno delle parole altrui, delle immagini “proiettate”.
La conoscenza “matematica” dei corpi (l’odierna fisica, ma anche quella platonica) ha poco che fare con i sensi, anzi spesso è controintuitiva e appartiene ad un genere di conoscenza intellegibile, non sensibile. La conoscenza sensibile della natura è quella mia soggettiva, mutevole, legata alla mia sensazione “qui e ora” e poi sedimentata nel ricordo, a sua volta soggetto a mutamenti, dimenticanze ecc.
Il settore IV è denominato nòesis (dialettica che risale fino all’intuizione delle idee e dei principi, capace di riferire ipotesi e postulati ad un senso assoluto). E’ il grado di conoscenza più elevato per l’uomo. Nel mito della caverna gli oggetti conoscibili dall’intelletto sono presentati minuziosamente e con perfetta corrispondenza allegorica: le ombre sono gli enti matematici, i riflessi i corpi fisici visti sotto proporzioni matematiche (idee di enti naturali), i corpi sono le idee valore, gli astri rappresentano i 5 generi sommi (si tratta dei 5 pianeti visibili ad occhio nudo: Mercurio, Venere, Marte, Giove e Saturno), la Luna rappresenta la diade-di-grande-e-piccolo, il Sole rappresenta l’Uno-Bene.
III - I RAPPORTI DI DIPENDENZA TRA GENERI DI CONOCENZA E TIPI DI OGGETTO
Adesso mostriamo i rapporti di dipendenza e subordinazione tra gli oggetti conosciuti attraverso l’esempio dell’approfondimento conoscitivo di cosa è un’anfora:
III Diànoia <>Misure che stabiliscono le regole di fabbricazione di un’anfora (materiali e tecniche). Le proporzioni costruttive delle cose rimandano allo Scopo o Fine, al Senso della cosa.
II Pìstis L’utilizzazione di un’anfora come contenitore nella vita quotidiana. Le cose rimandano alle Regole della loro costruzione artificiale o generazione naturale; anche se spesso nella quotidianità non si bada a ciò, non si saprebbe che cosa farsene di un’anfora e non ci sarebbe nemmeno un’anfora, se non ci fossero, precedentemente, le idee e le proporzioni noetiche e dianoetiche.
I Eikasìa L’immagine dipinta di un’anfora, oppure il racconto di come un tizio usò un’anfora. Le immagini e i racconti rimandano alle cose di cui sono immagine.
Si deve notare come alla filosofia per Platone appartenga il IV livello di conoscenza.
Bibliografia
- Umberto Curi, La forza dello sguardo, Bollati Boringhieri, Torino 2004
Sì, certo, ma Platone ha speso quasi tutta la sua vita a illustrare la realtà intellegibile, quella superiore, non il viaggio di conversione; anche se la maggior parte dei suoi scritti sono, per l'appunto, inviti ad uscire dalla caverna, l'attenzione è concentrata maggiormente sulla realtà esterna, non sulla critica alla realtà della caverna. In ogni caso, in ogni scritto platonico, accanto alla critica o ridicolizzazione delle opinioni volgari e sofistiche, vi è sempre presente l'esaltazione di un modello da imitare, che è Socrate.