07 Gen 2010 - 23:23:19
Correctio sine qua non...
Oggi in classe si parlava di Cartesio (ancora!). Il discorso verteva su una parte dei Principi della filosofia di Cartesio scritti da Spinoza, che avevo assegnato agli studenti come sintesi del pensiero cartesiano (e che potete trovare su questo blog, ora emendati). Un allievo di IIBC, Antonio Condorelli, chiedeva dei chiarimenti sul seguente passo:
"Poiché poteva dedurre da ciascuna di queste cose in modo ugualmente evidente la sua esistenza e non aveva potuto recensire nessuna di esse tra quelle delle quali aveva dubitato e, infine, tutte potevano essere concepite sotto lo stesso attributo, segue che sono tutte vere e appartengono alla sua essenza. Perciò, quando aveva detto penso, venivano intesi tutti questi modi di pensare, cioè dubitare, intendere, affermare, negare, volere, non volere, immaginare e sentire.
Si deve qui notare anzitutto, perché sarà di grande utilità in ciò che segue, quando si tratterà della distinzione della mente dal corpo: 1. questi modi di pensare si intendono chiaramente e distintamente senza gli altri, dei quali ancora si dubita...".
L'alunno si chiedeva: "Ma quali sarebbero questi altri modi di pensare dei quali ancora si dubita oltre a dubitare, intendere, affermare, negare, volere, non volere, immaginare e sentire?". Il testo, infatti, lascia intendere questo, che oltre a quei modi ce ne siano degli altri. In tutta onestà non ho saputo rispondere. Quali sarebbero questi altri modi? Non solo non ricordavo altri modi cartesiani di intendere il pensiero, ma sforzandomi non me ne venivano proprio. Rinviavo la questione ad un esame più accurato del testo. Tornato a casa, riprendevo in mano la splendida edizione delle Opere di Spinoza pubblicata ne "I Meridiani" della Mondadori a cura di Filippo Mignini a cui appartiene la traduzione dei Principi della filosofia di Cartesio. In nota a quel passo c'è un semplice rimando alle Meditazioni metafisiche e ai Principi dello stesso Cartesio, che non chiarisce. Ho fatto ricorso allora al testo latino di Spinoza, reperendolo attraverso Google-Libri in un'edizione del 1843, pubblicata a Lipsia a cura di C. H. Bruder. A pag. 25 ecco il passo che ci interessa: "Hos cogitandi modos clare ac distincte sine reliquis, de quibus adhuc dubitatur, intelligi". Ecco trovato l'inghippo! Il traduttore rende "reliquis" con "altri modi". Ma perché? Non ce n'è affatto bisogno. Quel "reliquis" non va inteso come maschile plurale da concordare con "modos", ma come un neutro plurale e significa quindi semplicemente "altre cose", anche il successivo pronome relativo "de quibus" va inteso, ovviamente, come neutro plurale, perfettamente concordato con "reliquis". Il passo, correttamente tradotto, suonerebbe dunque così: "questi modi di pensare si intendono chiaramente e distintamente senza bisogno di altre cose, di cui ancora si dubita." A questo punto il passo diviene chiaro, perché i modi del pensare in sé sono secondo Cartesio chiari e distinti, anche se si continua a dubitare di altre cose, ad es. dell'esistenza dei corpi ecc. Non ci sono altri modi di pensare oltre a quelli elencati.
Ho riportato questo fatto scolastico e l'ulteriore ricerca che ne è scaturita sia per dare onore all'attenzione dell'allievo, che si è perfettamente calato nel metodo di indagine tipicamente cartesiano (scientifico-critico): non si devono accettare per buone cose che all'esame del nostro intelletto risultano dubbie. E inoltre anche per far vedere come la ricerca attenta possa portare alla verità e alla correzione dell'errore. Scriverò al pur bravo Mignini per segnalare la svista e provvedere, eventualmente, in una futura edizione.
P.S.: Si nota per caso che ho le mani in pasta con il latino ultimamente?
"Poiché poteva dedurre da ciascuna di queste cose in modo ugualmente evidente la sua esistenza e non aveva potuto recensire nessuna di esse tra quelle delle quali aveva dubitato e, infine, tutte potevano essere concepite sotto lo stesso attributo, segue che sono tutte vere e appartengono alla sua essenza. Perciò, quando aveva detto penso, venivano intesi tutti questi modi di pensare, cioè dubitare, intendere, affermare, negare, volere, non volere, immaginare e sentire.
Si deve qui notare anzitutto, perché sarà di grande utilità in ciò che segue, quando si tratterà della distinzione della mente dal corpo: 1. questi modi di pensare si intendono chiaramente e distintamente senza gli altri, dei quali ancora si dubita...".
L'alunno si chiedeva: "Ma quali sarebbero questi altri modi di pensare dei quali ancora si dubita oltre a dubitare, intendere, affermare, negare, volere, non volere, immaginare e sentire?". Il testo, infatti, lascia intendere questo, che oltre a quei modi ce ne siano degli altri. In tutta onestà non ho saputo rispondere. Quali sarebbero questi altri modi? Non solo non ricordavo altri modi cartesiani di intendere il pensiero, ma sforzandomi non me ne venivano proprio. Rinviavo la questione ad un esame più accurato del testo. Tornato a casa, riprendevo in mano la splendida edizione delle Opere di Spinoza pubblicata ne "I Meridiani" della Mondadori a cura di Filippo Mignini a cui appartiene la traduzione dei Principi della filosofia di Cartesio. In nota a quel passo c'è un semplice rimando alle Meditazioni metafisiche e ai Principi dello stesso Cartesio, che non chiarisce. Ho fatto ricorso allora al testo latino di Spinoza, reperendolo attraverso Google-Libri in un'edizione del 1843, pubblicata a Lipsia a cura di C. H. Bruder. A pag. 25 ecco il passo che ci interessa: "Hos cogitandi modos clare ac distincte sine reliquis, de quibus adhuc dubitatur, intelligi". Ecco trovato l'inghippo! Il traduttore rende "reliquis" con "altri modi". Ma perché? Non ce n'è affatto bisogno. Quel "reliquis" non va inteso come maschile plurale da concordare con "modos", ma come un neutro plurale e significa quindi semplicemente "altre cose", anche il successivo pronome relativo "de quibus" va inteso, ovviamente, come neutro plurale, perfettamente concordato con "reliquis". Il passo, correttamente tradotto, suonerebbe dunque così: "questi modi di pensare si intendono chiaramente e distintamente senza bisogno di altre cose, di cui ancora si dubita." A questo punto il passo diviene chiaro, perché i modi del pensare in sé sono secondo Cartesio chiari e distinti, anche se si continua a dubitare di altre cose, ad es. dell'esistenza dei corpi ecc. Non ci sono altri modi di pensare oltre a quelli elencati.
Ho riportato questo fatto scolastico e l'ulteriore ricerca che ne è scaturita sia per dare onore all'attenzione dell'allievo, che si è perfettamente calato nel metodo di indagine tipicamente cartesiano (scientifico-critico): non si devono accettare per buone cose che all'esame del nostro intelletto risultano dubbie. E inoltre anche per far vedere come la ricerca attenta possa portare alla verità e alla correzione dell'errore. Scriverò al pur bravo Mignini per segnalare la svista e provvedere, eventualmente, in una futura edizione.
P.S.: Si nota per caso che ho le mani in pasta con il latino ultimamente?
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